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“Era sottinteso.”
Questa frase arriva sempre dopo.
Mai prima.
Prima non c’è niente.
Tutto liscio.
Chiaro.
Semplice.
Poi succede qualcosa.
E improvvisamente…
era sottinteso.
Io il sottinteso non lo vedo.
Non perché non voglia.
Non mi compare proprio.
Se non me lo dici,
per me non esiste.
“Ma era sottinteso che dovevi avvisare.”
Da cosa.
Da dove si capiva.
C’era un segnale?
Un simbolo?
Una legenda?
No.
Era nell’aria.
L’aria è complicata.
Contiene troppe cose.
Una volta mi hanno detto:
“Ma si capiva.”
Da cosa.
Dallo sguardo.
Io gli sguardi li uso per capire se uno mi guarda.
Non per leggere le istruzioni.
“Era sottinteso” è comodo.
Perché non si può verificare.
Non puoi tornare indietro e dire:
“Fammi vedere il punto preciso.”
Non c’è.
È come una nota a piè di pagina…
che non è mai stata scritta.
E però cambia tutto.
Se qualcosa va bene,
non serviva dirlo.
Se va male,
era sottinteso.
È una frase che corregge il passato.
Lo sistema.
Lo rende coerente.
A posteriori.
Ho provato a usarla anch’io.
“Ah ma era sottinteso.”
Silenzio.
“Cosa?”
Non funziona se la dici tu.
Funziona solo se la subisci.
Perché per dirla bene
devi avere una posizione di vantaggio.
Devi essere quello che “lo sapeva”.
Io di solito sono quello che
lo scopre dopo.
Adesso ho trovato un metodo.
Quando qualcuno dice:
“Era sottinteso…”
io annuisco.
Non discuto.
Non chiedo.
Prendo atto.
E aggiungo:
“Chiaro.”
Che non vuol dire niente.
Ma sembra che abbia inteso.
Capito?